Gli articoli più letti

Saper dire di NO

Adesso che il vostro bambino ha padronanza dell'ambiente, ora che sa farsi capire, ora che vi sembra così grande, le difficoltà derivano dal “contenerlo”.

Succede a tutti, il bambino nei suoi tentativi di scoprire il mondo, di crescere, di imparare ha fatto qualcosa che proprio no! Non andava fatto.

Questa è una fase cruciale nell'apprendimento della disciplina e vale la pena di soffermarsi un po'.

I

primi “no” sono davvero importanti. Segneranno la vostra relazione col vostro bambino.

Sono i no che gli serviranno a imparare senza “sbattere la testa” e a mantenere intatta la fiducia che il bambino ripone in voi, perché sa che voi siete autorevoli. I “no” devono mostrare fermezza, non ira o violenza, devono porre un limite, non aggredire, e soprattutto devono essere pochi, per proteggerlo. Se imparate queste poche semplici regole il bambino si fiderà di voi e vi ascolterà perché saprà di potersi fidare.

Per contenere un bimbo è importante:
 
 - IL TONO: il ”no” deve essere fermo, ma pacato, non urlato.

- IL CONTATTO VISIVO: il bambino deve essere guardato negli occhi in modo serio, ma non adirato.

- IL CONTATTO FISICO: prendetelo in braccio, trattenetelo, il bambino deve sentire la vostra forza e la vostra autorevolezza, voi siete gli adulti, voi avete il controllo. Il bambino, per poter essere indipendente domani, deve sperimentare oggi la protezione dei genitori. Il bambino deve percepire il controllo, l'autorevolezza, non la durezza e il rifiuto.

- SPIEGARE IL MOTIVO: dite semplicemente “questo è vietato” “questo no” “questo fa male, Ahi!” quando il bambino sarà più grande potrete a seconda delle sue capacità spiegare sempre meglio le vostre motivazioni, facendo crescere in lui una sempre maggiore fiducia e stima nei vostri confronti.

- NON AVERE PAURA DELLE SUE REAZIONI: voi gli dite di no e lui piange disperato! Se in linea di massima i “no” che gli dite sono ragionevoli, in termini di quantità e qualità, un “no” deciso e fermo non potrà che fargli bene, lo farà sentire protetto e gli farà capire che il sentimento così comune nei piccoli di poter fare tutto va ridimensionato. Se però dite sempre di no, il no perderà di significato. Se lo dite con tono irato provocherà voglia di rivalsa. Se vi sembra di dire troppi no, forse la casa non è abbastanza a misura di bambino, modificate qualcosa.

 - RASSICURARE il bambino sul fatto che quello che sta facendo è sbagliato, ma che voi lo amate comunque. Se piange, cullatelo e consolatelo, ma ripetetegli che quella cosa non va fatta e perché.

- OFFRIRE ALTERNATIVE In alcuni casi potete offrirgli qualcosa di similmente interessante con cui giocare. Come sempre “prevenire e meglio che curare”, quindi, se al vostro bambino piace tanto l'acqua ma non volete che allaghi quotidianamente la tovaglia, permettetegli almeno 1 volta al giorno di giocare con l'acqua, in bagno o in giardino. Se non volete che tocchi la terra dei vasi, prevedete un contenitore pieno di sabbia da mettere sul terrazzo. Se vi sembra “maldestro” mostrategli voi come si usano gli oggetti: il bambino ne è sempre affascinato e farà di tutto per essere come voi (in alcune tribù aborigene i bambini gattonano quotidianamente in ambienti ostili e maneggiano coltelli e altri oggetti pericolosi senza che nessuno si faccia mai male, questo perché è stato mostrato loro l'uso corretto dell'ambiente e degli oggetti, senza mai proibire o rinchiudere, come facciamo noi. I bambini sono intelligenti, mica sono dei kamicaze!). Queste possibilità permettono al bambino di sentirsi libero e compreso, però trattatelo per quello che è, una persona che capisce ed è degna di rispetto, quindi non dimenticate mai di spiegare perché quello che gli offrite va bene e quello che stava usando prima no, in modo semplice e pacato.

- NON INGANNARLO MAI: distrarlo con scuse sciocche o con un dolce può funzionare qualche volta, ma in breve tempo il bambino capirà e non ci “cascherà” più. E inoltre avrete intaccato la fiducia che lui vi da incondizionatamente. Meglio evitare. Questo momento della vita richiede un grande controllo da parte dei genitori, che in una società come la nostra, fatta di stress, velocità, agitazione, non sempre è facile mantenere. Può anche accadere che ci siano momenti di “emergenza” nei quali non si riesce a trattenersi. I linea di massima, quando vi sembra che il vostro bambino abbia superato il limite, respirate profondamente più volte e chiedetevi se quello che sta facendo è realmente grave e giudicate con serenità. Il bimbo piccolo ancora non conosce le conseguenze di quello che fa e non può sapere che avete avuto una giornata pesante o non vi sentite in forma. Fategli capire che quello che ha fatto è sbagliato, aiutatelo a rimediare, ma non aggreditelo, mai.
 
Secondo Jirina Preckop, autrice de “Il piccolo Tiranno” il bambino, se non viene ascoltato nei suoi bisogni veri, compreso quello di sentire la fermezza affettuosa di chi si occupa di lui, può diventare a poco a poco un insaziabile padrone nei confronti dei genitori, un 'tiranno' appunto, intorno al quale ruota la vita dell'intera famiglia.

Questo sconvolgimento di ruoli, molto pericoloso, può diventare per il bambino anche un vero e proprio disturbo psichico. Per questo non si “vizia” mai abbastanza il bambino nei primi 6-8 mesi di vita, quando lo si tiene continuamente in braccio, si risponde immediatamente ai suoi bisogni, la mamma è sempre disponibile e pronta ad offrirsi a lui. La disponibilità genitoriale produce un senso di equilibrio, di soddisfazione, e permette la progressiva indipendenza del bambino, che sa che in ogni momento può tornare nel suo “porto sicuro”.

Ma se tale appagamento è parziale o addirittura manca il bambino è costretto a consolarsi con surrogati (succhiotto, dito in bocca, oggetti, copertine, cibo o altro): a poco a poco sorge in lui una forma di dipendenza cronica, una ricerca di consolazioni sostitutive e di richiesta di consolazione, che alla soglia dell'anno o anno e mezzo può trasformarsi in una forma di violenta affermazione del proprio potere sugli adulti. (l'abbiamo già spiegato come meccanismo “dei cerchi aperti” o della “rivalsa”) Il piccolo diventa così un “piccolo tiranno”.

Il “no” è quindi importante, fondamentale per far capire che l'adulto siete voi, che siete voi la persona più forte, che a voi spetta proteggere e decidere. La mancanza di questa certezza è davvero deleteria, perché il bambino si sente responsabile di se stesso e cerca come può di trovare un contenimento da parte dei genitori.

Quando questo contenimento tarda ad arrivare il bambino è costretto a provocare sempre più in attesa di sentirsi “protetto”.
 
Non è il bambino a dover decidere dove si va la domenica, a dover decidere se si può fare un fratellino, a dover decidere cosa si mangia, a dover decidere. Possiamo dargli delle alternative: “stasera faccio o la pastasciutta o il risotto, cosa preferiresti?” ma non lasciare che decida lui. Un bambino quando sente che è sua responsabilità la decisione della vita familiare reagisce come può per far capire che non è pronto, non è suo compito. E diventa un bambino “difficile”. 

Quindi “si ai no”, che sono importanti e formativi, ma solo se sono un piccolo apostrofo in una vita affettuosa e amorevole.

“Perchè nei tuoi occhi vi sono le lacrime, piccino mio?
Che pena essere sempre sgridato per niente!
Tu hai imbrattato d'inchiostro le mani ed il viso, e dicono che sei sudicio?
Oh, oserebbero chiamare sudicia la luna perché ha macchiato d'inchiostro la sua faccia?
Per ogni inezia di biasimano, piccino mio: sono sempre pronti a trovare una colpa per un nonnulla.
Tu hai sciupato i tuoi vestiti mentre giocavi, e ti chiamano disordinato? Oh! Come chiamerebbero una mattina d'autunno sorridente attraverso le sue nubi lacerate?
Non fare attenzione a ciò che ti dicono, piccino mio.
Essi fanno una lunga lista delle tue colpe.
Tutti sanno quanto a te piacciono le cose dolci, e ti chiamano avido?
Ah! Come chiamerebbero chi ti ama?
R. Tagore da “La luna crescente”