Ogni genitore è stato un bambino!
Questa è una verità che viene data spesso per scontata, eppure il bambino che siamo stati è presente dentro di noi, nel nostro essere adulti e genitori molto più di quanto pensiamo.
Molte delle nostre sofferenze, angosce e frustrazioni derivano dal conflitto tra l'adulto che siamo e il nostro bambino del passato e potrebbero sicuramente essere ridotte se riuscissimo a comprendere come conviverci.
Secondo Missildine questi sono i concetti fondamentali da sapere:
1. Il tuo bambino del passato è il bambino che sei stato una volta e che continua a esistere nella tua vita di adulto.
2. Tu ti comporti con te stesso come i tuoi genitori si sono comportati con te. È come se tu fossi il genitore del tuo bambino del passato, che a sua volta reagisce ai tuoi atteggiamenti da genitore provocandoti angosce e frustrazioni.
3. Tu ti relazioni con gli altri attraverso gli schemi di comportamento appresi quando eri bambino e per "sentirti a casa" vorresti che gli altri rispondessero allo stesso modo in cui rispondevano i tuoi genitori.
4. Capire i concetti precedenti, e insegnare al bambino del passato e al genitore a rispettarsi reciprocamente, è la base per migliorare il tuo rapporto con te stesso e con gli altri.
Il bambino
La cultura occidentale, nella quale viviamo, tende a sminuire il bambino e i suoi sentimenti: il bambino non sente niente, non capisce, piangere gli fa bene ai polmoni... invece tutto ciò che abbiamo provato da bambini (anche quando eravamo molto piccoli!) lo porteremo con noi per tutta la vita e sarà difficile scrollarci di dosso certe le esperienze fatte, che ricompariranno:
* Psicologicamente, sotto forma di inspiegabili sensazioni e schemi di comportamento messi in atto inconsciamente (quando invece, se avessimo agito "razionalmente" mai ci saremmo comportati così!)
* Corporeamente, sotto forma di tensioni, contratture, disturbi di vario genere (ogni sentimento e sensazione provata si "scrive" nel nostro corpo e con gli anni ci porta ad "essere" fisicamente quello che abbiamo vissuto)
La nostra cultura esprime in continuazione giudizi morali sui bambini, li divide in buoni e cattivi, quando sarebbe meglio accettare il loro comportamento come normalmente tipico dei bambini.
Ripetere in modo stereotipato atteggiamenti mortificanti e umilianti nei confronti dei nostri bambini può essere la base per una loro futura autodenigrazione e allo stesso modo farsi comandare a bacchetta produce risultati similmente negativi.
Dobbiamo capire che un bambino non ragiona come se fosse un piccolo adulto, non è un ometto o una donnina e noi non possiamo pretenderlo. Il neonato e il bambino vivono "secondo natura", cioè rispondono nel modo migliore rispetto agli strumenti che l'evoluzione ha fornito loro per sopravvivere.
Un bambino non può sapere, prima di averlo sperimentato, cosa gli viene richiesto dalla cultura nella quale vive: potrebbe essere nato in mezzo agli aborigeni australiani oppure in Scandinavia, ma gli strumenti che la natura gli offre sono sempre gli stessi, cioè una grandissima intelligenza, una grandissima flessibilità e una eccezionale capacità di apprendimento.
Il bambino non esprime giudizi: ama incondizionatamente!
Allora lasciamolo vivere senza proiettare in lui i nostri sentimenti e pensieri di adulti: egli, infatti, percepisce se stesso attraverso la mediazione del genitore: l'immagine che lui rispecchia sarà l'immagine di sé che avrà il bambino.
Forse a noi non è stata data la possibilità di esprimerci ed "essere" in noi stessi, ma adesso che siamo adulti o genitori a nostra volta, abbiamo molte possibilità per ritrovarci e fare pace con noi stessi e i nostri educatori:
* Il primo passo da fare è capire che tipo di bambino siamo stati
* Il secondo passo è prendere consapevolezza dei sentimenti che abbiamo provato e ancora proviamo riguardo al nostro passato
* Il terzo passo è perdonare
* L'ultimo passo è darsi la possibilità di "rinascere"
Utilizzando lo schema messo a punto da H. Missildine , esamineremo brevemente quali sono gli atteggiamenti presenti in ogni rapporto tra genitori e figli e quali sono le ripercussioni, in caso di atteggiamenti troppo marcati, sul bambino e sull'adulto che diventerà.
È utile ricordare che non esiste un "tipo puro" di atteggiamento, ma che spesso questi si rafforzano tra di essi, per esempio: il perfezionismo non si riscontra quasi mai da solo, ma spesso è accompagnato da fattori coercitivi e punitivi.
Perfezionismo
Se sei stato un bambino in lotta per conquistare l'accettazione dei tuoi genitori, che non si mostravano mai contenti e lo spronavano a fare sempre meglio, probabilmente da adulto sarai un "perfezionista".
Pretendi da te e da altri la perfezione e devi fare in modo che tutto sia perfetto: tutti i tuoi sforzi, però, portano a una soddisfazione di breve durata, poiché si è portati a cercare di fare ancora meglio, sottovalutando quello che si è già realizzato.
Nel perfezionista lo sforzo per arrivare ai risultati è accompagnato dalla sensazione di "non essere bravo abbastanza".
Questo lo priva della soddisfazione che la sua eccellenza dovrebbe procurargli. La differenza con una persona che si sforza per arrivare al meglio consiste nel fatto che questa prova soddisfazione per i suoi risultati, e questa soddisfazione la porta ad aumentare la propria autostima.
Coercizione
Se sei stato un bambino oppresso dalle continue restrizioni e imposizioni dei suoi genitori, anche da adulto continuerai a difenderti da questo modo di fare cercando infinite liste di "cose da fare assolutamente" che poi non trovi mai il tempo di fare, passando il tempo a sognare ad occhi aperti.
Il genitore che attua la coercizione con i suoi comandi tenta semplicemente di prendersi la rivincita sulle privazione che ha dovuto subire a sua volta:
"fai questo", "fai quello", "questo si fa così", "no, vedi che sbagli sempre", "ti faccio vedere io come si fa".
A volte dice: "se io avessi potuto... se i miei genitori mi avessero dato solo una delle possibilità che io do a te"...
I figli di fronte della coercizione possono reagire utilizzando diversi schemi: la docilità, le resistenza attiva o passiva.
Da adulti soffriranno magari di stanchezza cronica e saranno incapace di mettere in pratica i propri sogni e desideri: questa incapacità di mettere in pratica lo porterà a sentirsi ansioso e inetto. Allora cercherà delle vie di fuga: incolpare gli altri delle proprie difficoltà o inventare una serie di spiegazioni plausibili all'impossibilità di fare qualcosa. Una spirale che produrrà inevitabilmente autosvalutazione.
Remissività
In genere chi da piccolo ha avuto dei genitori a lui troppo sottomessi è una persona brillante, affascinante, cordiale, simpatica, che vive seguendo le voglie del momento.
Ma l'amore, per un bambino cresciuto con genitori arrendevoli e sottomessi, significa trovare una persona che si arrenda completamente alle proprie voglie.
Il problema nasce dal fatto che:
* Frequentemente si feriscono i sentimenti delle persone che ci stanno vicine, che si sentono tradite e insicure. Il fare sempre in eccesso (mangiare, bere, fumare, amoreggiare) dettato dagli impulsivi vìola i diritti altrui.
* Difficilmente si perseguono degli obiettivi a lungo termine, si è facilmente distratti e portati fuori strada dai propri impulsi, che non si è mai imparato a contenere.
Eccessiva indulgenza
Se da bambino hai sperimentato un'indulgenza eccessiva dei tuoi genitori anche da adulto aspetterai che altri provvedano ai tuoi bisogni.
Se un bambino viene inopportunamente subissato di giochi e attenzioni prima di averli desiderati, diventa passivo, annoiato, pieno di pretese, si aspetta sempre qualcosa di più, ma poiché la felicità deriva da un desiderio appagato, colui che non ha mai provato il desiderio non sarò mai appagato.
Ipocondria
Capita a tutti di non sentirsi bene, ma l'ipocondriaco esagera ogni minimo sintomo, si lascia prendere la mano, anticipa i farmaci prima ancora che compaiano i sintomi, si aspetta sempre qualche malanno da un momento all'altro.
Probabilmente l'unico modo per ottenere l'attenzione dei genitori da piccolo è stato quello di essere malato e non sentirsi bene.
Punizione
Molte persone non si rendono nemmeno conto dell'atteggiamento punitivo che hanno verso se stesse: cresciuti in una cultura nella quale i genitori "rovinavano" il bambino se non usavano la "frusta" continuano ad usarla con se stessi.
La punizione non deve essere stata per forza corporale, ma anche morale, comunque attuata in modo da far sentire il bambino sempre in colpa e indegno a causa del suo comportamento immaturo.
Ricordiamoci che nessun genitore fa questo ai propri figli deliberatamente, in genere, accanto a questi comportamenti troviamo sempre un po' d'affetto e amore e quindi i castighi e persino le botte più violente diventano per il bambino una forma di sicurezza e un modo per conoscere il mondo e se stesso.
Proprio per questo risulta difficile, per chi ha subìto questo genere di violenze da bambino riconoscere l'autopunizione che si affligge a sua volta da adulto.
I sentimenti predominanti che provi oggi sono senso di colpa, desiderio di vendetta, paura.
Sopraffazione
La sopraffazione è un atteggiamento eccessivamente rigido, severo e costantemente punitivo.
In generale un genitore pensa che se non tratta il bambino con durezza, questi non imparerà l'educazione e non saprà farsi largo nella vita.
Purtroppo questo atteggiamento da parte dei genitori, dai quali il bambino non dipende solo per il cibo o per i beni materiali, ma soprattutto per il loro amore e approvazione, provoca un continuo sgretolamento del suo senso di sicurezza, del rispetto che dovrebbe avere per se stesso, il bambino si sente cattivo, buono a nulla, indegno di essere amato.
Spesso, in situazioni come questa, il bambino fa ricorso a storie e bugie, per sfuggire a rimproveri e punizioni dovute ad azioni che in realtà sono normali per la sua età.
Abbandono
L'abbandono vissuto duramente l'infanzia provoca una "lacerazione" dei sentimenti che pregiudica la capacità delle persone ad entrare in relazione con gli altri e di prendere parte alle attività sociali.
L'abbandono è un atteggiamento che porta i genitori ad avere poco tempo e interesse per i bisogni del proprio bambino.
Spesso questi genitori sono molto indaffarati e non riescono a fornire al bambino sicurezza, attaccamento e soddisfazione delle proprie esigenze.
In genere i genitori non si rendono conto di quanto trascurino i propri figli, finché questi non commettono qualcosa di grave e il problema diventa di pubblico dominio.
L'abbandono non deriva sempre dall'occupazione lavorativa dei genitori, ma da qualsiasi atteggiamento o attività che privi il bambino della completa e amorevole attenzione da parte dei suoi genitori (es. malattia, impegni sociali, alcolismo, tenere pulita la casa, etc.)
Rifiuto
Il rifiuto è un atteggiamento dei genitori che nega al bambino anche solo un minimo di accettazione: egli è considerato un peso e una fonte di guai, ed è un atteggiamento riscontrabile abbastanza di rado nei genitori, anche se può esistere.
Il rifiuto non è sottile né nascosto ed è quindi molto semplice da individuare.
Gli individui che sono stati rifiutati da bambini possono sviluppare da un lato ipersensibilità, dall'altro asprezza e ostilità. S
ono talmente avvezzi all'idea di non essere desiderati che la proiettano su qualsiasi situazione nella quale si vengono a trovare, rendendo così molto difficile il rapporto con gli altri.
Spesso "mettono alla prova" l'amicizia, l'amore, in modo così esagerato che costringono la gente a rifiutarli per davvero.
Questo scatena una spirale negativa che porta l'individuo a sentirsi sempre più indesiderato e ipercritico nei confronti degli altri e di se stesso, creando odio e disprezzo nei confronti di se stesso (non sono rari comportamenti autolesionistici ,es. alcolismo o tossicodipendenza).
Enfasi sessuale
Le pulsioni sessuali sono quanto di più naturale possa esistere e, se ben indirizzate, possono contribuire a far sentire l'individuo valido, capace, felice e in grado di adeguarsi alla convivenza civile; in caso contrario queste stesse pulsioni portano a infelicità, disapprovazione sociale, conflitti interiori e ansia.
Questo può avvenire se gli atteggiamenti dei genitori sono stati troppo proibitivi o, al contrario, seduttivi.