La parola disciplina deriva dal latino discere, cioè imparare.
Il compito del genitore, allora, è semplicemente quello di insegnare, con pazienza, rispetto e sapendo che questi piccoli sforzi verranno esageratamente ripagati, al bambino a trovare un modo di agire che sia migliore di quello che mette in atto.
LA FIDUCIA, LA BASE DI TUTTO
Le basi della disciplina non si mettono dai due anni di età del bambino, occorre partire dalla nascita, e anche prima! Quando rispondiamo ai bisogni del nostro bambino immediatamente, con solerzia e dedizione, stiamo costruendo un rapporto solido fatto di certezze: il bambino sa che tu ci sei e che fai di tutto per farlo stare bene. Tutte le volte che lo hai rassicurato, gli hai spiegato cose che non conosceva, hai giocato con lui, lo hai coccolato, contenuto, nutrito, gli hai garantito la tua presenza, la tua attenzione, la parola data, hai mostrato la tua affidabilità.
Il bambino ora si fida di te, sa che non menti mai, che non lo inganni, che fai di tutto per farlo stare bene e quindi si fida di te anche come mediatore tra lui e il mondo, perché sa che tu sei capace di guidarlo. Con te si sente sicuro e quindi non mette in dubbio la tua parola.
I TRE PASSI DELLA DISCIPLINA
A seconda della maturità e dell'età del tuo bambino è necessario agire di conseguenza. Vediamo dunque le possibili strategie per convincere il bambino ad ubbidirvi:
Prima fase: distrarre (bimbi sotto l'anno e ½)
I bambini più piccolini si lasciano distrarre con molta facilità, con un po' di entusiasmo sposterete facilmente l'attenzione su qualche altro oggetto o attività che non sia proibita o dannosa.
Per esempio: Se un bambino piccolo vuole mettere le dita nella presa elettrica è inutile spiegare che è pericoloso perché può prendere la scossa e finire all'ospedale. Per lui quello che dite non ha alcun significato e per questo imparerà che non sapete dargli delle risposte comprensibili e si fiderà sempre meno della vostra guida. Se lo sgridi o, non lo prendiamo neanche in considerazione, lo picchi, metterai un muro tra te e lui, perché lui non capirà per quale motivo ti arrabbi e devi punire i suoi primi passi alla scoperta del mondo. Non avrà nessuno stimolo a farti partecipe del suo mondo e delle sue scoperte, perché avrà timore che tu abbia sempre le stesse reazioni. Con questi metodi in breve tempo avrete dei bambini intrattabili!
Puoi invece più semplicemente dirgli: "Ma come ti piace la presa della corrente! Però questo non si può toccare perché è pericoloso." Lo prendete in braccio e lo mettete in un luogo più sicuro, ma altrettanto interessante, per esempio potete farlo giocare con un paio di chiavi o con le posate, che fanno un gran bel rumore. "Ecco, questo gioco sì che puoi farlo, senti che rumore, ma che bello!"
Quando arriveranno al momento in cui non basterà semplicemente distoglierli da ciò che stanno facendo, perché continueranno a protestare, significa che sarà il momento di usare nuove strategie.
Seconda fase: indirizzare (2-3 anni)
In questa fase i bambini non riescono ad esprimersi ancora in modo perfetto, ma sono molto sensibili alle vostre spiegazioni. E soprattutto imitano molto il vostro comportamento.
Vediamo in pratica come ci possiamo comportare:
Esempio 1: Il tuo bambino vuole a tutti i costi mangiare il suo cioccolatino, va verso la credenza e la apre. Ma manca poco all'ora di cena e non volete che si rovini l'appetito.
Cosa fare: potete permettergli di mangiare, se proprio non riesce a resistere, un pezzettino di carota, o di pane, in questo modo andate incontro al suo desiderio senza per questo che ci sia danno. Naturalmente è molto importante spiegare il perché delle nostre azioni: "Adesso la mamma non ti permette di mangiare il cioccolato, però se proprio hai fame ti darò una piccola sorpresina: guarda che bella carotina, vediamo che denti forti che hai, riuscirai a mangiarla tutta?"
La differenza con il semplice distrarre è palese: in questo caso avete messo in chiaro che quella cosa proprio non si può fare, perché voi non siete d'accordo. E, data la vostra autorità, la vostra volontà non si discute.
In questo periodo è inutile fare grandi discorsi, ben più importante è l'esempio pratico
Esempio 2: può capitare che il bambino mostri aggressività, che vi morda o vi picchi. Invece che picchiarlo a vostra volta, perché credete che in questo modo capisca che vi fa male, comportatevi all'opposto, fategli capire che vi fa male con l'espressione del viso e dicendo "Ahi!", poi prendete la sua manina e fatevi fare una carezza. Ora ditegli "questo sì che piace alla mamma, tu sei tanto bravo a farmi le coccole, fammele sempre!" e coccolatevi a vicenda.
Un altro piccolo trucco per farvi ascoltare ci deriva ancora una volta dalla programmazione neuro-linguistica: usate sempre le frasi al positivo.
Molto spesso i bambini non ci ascoltano non perché non vogliano, ma perché non riescono... vi siete persi nella frase? Questo è quello che prova il bambino quando gli dite: "Attento a non cadere" "Non devi piangere" "Non si può fare"
Il bambino spesso non capisce effettivamente cosa gli state chiedendo, inoltre, dal punto di vista psicologico, parlare al positivo da al bimbo un'alternativa, piuttosto che criticare quello che sta facendo.
Abituatevi allora a dirgli cosa può fare, invece di che cosa non deve: "Attaccati bene alla ringhiera!" "Stai bene attento a dove metti i piedi!" "Cerca di comportarti così"
Spiegate sempre bene cosa volete da lui, dire semplicemente "comportati bene" spesso non è significativo per il bambino: dovete dire cosa significa per voi comportarsi bene: "Oggi quando saremo nella sala d'aspetto del dottore, vorrei che stessi seduto al tuo posto a giocare con i tuoi giochini e parlassi a voce bassa. Dovrai avere un po' di pazienza, ma vedrai che faremo in fretta e poi andremo ai giardinetti a giocare"
Terza fase: il vero senso della disciplina: il dialogo
Non esiste il momento preciso in cui passi da una fase all'altra della disciplina, semplicemente, mentre tuo figlio cresce, ti verrà naturale addentrarti sempre più verso un dialogo, poiché, verso i 2 anni e mezzo, il tuo "no" farà scaturire la classica domanda dei bambini: "perché?"
Adesso è arrivato il momento in cui potete far riflettere il vostro bambino:
1. su cosa ha fatto: "cosa è successo?"
2. quale era la sua reale intenzione: "tu cosa avevi intenzione di fare realmente?"
3. quali sono le conseguenze del suo agire: "invece cosa hai ottenuto?"
4. su come avrebbe potuto evitare tali conseguenze: "cosa avresti potuto fare invece?"
5. come ora può rimediare: "adesso cosa facciamo?"
6. se quello che ha provato gli è servito per imparare come comportarsi in un'altra occasione simile: "la prossima volta come ti comporterai?"
Questo è uno schema molto semplificato, ma che, se tenuto presente, potrebbe venirvi utile.
Portiamo ora un esempio pratico di applicazione di questo schema:
Esempio: Vostro figlio ha litigato con un suo amichetto e la maestra vi ha richiamato. Cosa potete fare per educare realmente vostro figlio?
Potreste metterlo in punizione o sgridarlo, fino a far nascere in lui un senso di vergogna o ribellione. Ma potreste anche seguire un'altra strada, una strada costruttiva: potete sedervi accanto a lui, guardarlo negli occhi e dirgli che volete parlargli. Potete tenerlo in braccio, se l'età del bambino è adatta, oppure appoggiare la mano sulla sua spalla o sul braccio, per avere un contatto fisico. Quando sentirai che è pronto a parlare chiedigli, in tono normale: "Mi puoi dire cosa è successo?"
«Marco mi ha preso in giro, io gli ho dato un calcio»
"Credi di aver risolto il problema?"
«Mi prende sempre in giro»
"Sì, però in questo modo, oltre che essere stato preso in giro da lui, sei stato anche messo in punizione dalla maestra. Secondo te, cosa avresti potuto fare per risolvere la questione in modo migliore?"
«Potevo non ascoltarlo e andarmene»
"Sì, potevi anche raccontare a me o alla tua maestra di questo problema. Per esempio avremmo potuto invitarlo a casa nostra: se ti conoscesse bene, non ti prenderebbe affatto in giro, ma sareste amici. Allora la prossima volta come ti comporterai?"
«Lo lascerò fare e poi verrò a dirlo a te, ma non alla maestra»
"Va benissimo, devi fare quello che ti senti. Devi sapere che i bambini un po' prepotenti si comportano in questo modo perché anche loro vengono trattati allo stesso modo dagli adulti. Lui forse non vuole offenderti ma è abituato ad interagire in questo modo con le persone. Se tu vuoi posso chiedere a sua mamma di portarlo a casa nostra a giocare, un giorno."
«Ma io mi arrabbio lo stesso»
"Lo so, e ne hai tutte le ragioni, come avevi tutte le ragioni per arrabbiarti l'altro giorno. Quello che però non tollero è il ricorso alla violenza. Ora che sai come comportarti sono sicuro che la maestra non mi richiamerà più. Se succede ancora qualcosa di spiacevole, cerca di trattenerti e poi vieni a parlarne con me, cercheremo insieme la soluzione più adatta."
Questo è un esempio di possibile dialogo con vostro figlio, semplificato al massimo.
Se il bambino sente che siete dalla sua parte, non lo giudicate, lo capite, sarà propenso al dialogo e soprattutto capirà la vostra posizione, meglio ancora se gli portate un esempio di quando voi eravate piccoli e vi è successa la stessa cosa. Raccontategli la vostra storia e come siete usciti dal suo stesso problema.
L'IMPORTANZA DELLE BUONE MANIERE
Un bambino percepisce ancora di più il potere di una persona quando questa non perde le staffe, ma si mantiene tranquilla e capace di comunicare, emanando allo stesso tempo sicurezza nella propria capacità di controllare la situazione.
L'utilizzo delle buone maniere rende bene questo controllo e dovrebbe essere la regola nei rapporti all'interno della famiglia.
Se si chiede "per favore" a un estraneo, a maggior ragione lo dobbiamo chiedere a nostro figlio, al nostro partner, alle persone importanti della nostra vita, che vivono per noi.
Se vi abituate a usare un tono cortese in famiglia, vedrete che i bambini (anche piccolissimi) appena cominceranno a parlare useranno lo stesso tono con voi. E non c'è niente che metta di buon umore una mamma come il sentirsi dire "per favore" "grazie" per il lavoro che fa.
Puoi leggere:
1- Saper dire no ai bambini Come stabilire un'autorità sana per il benedei nostri figli e la felicità di tutta la famiglia di Robert Langis
2- Come Insegnare le Regole ai Bambini di Andrea Magnani
3- I Bambini hanno bisogno di Regole Per imparare a essere sicuri di sé e rispettare gli altri di Helga Gurtler