di Pieranna Mordazzi, Insegnante e consulente di comunicazione autrice del libro “Quello che i Bambini ci insegnano” Ed. Si.
"Quando diventiamo genitori o ancora quando il nostro bimbo è nella pancia, fantastichiamo e vorremmo riuscire ad essere per i nostri figli i migliori genitori possibili. Desideriamo essere per i nostri figli i migliori genitori possibili, vorremmo poter essere loro di sostegno in ogni situazione, dando loro il meglio di noi stessi, vorremmo non fare gli errori che i nostri genitori hanno fatto con noi e spesso riusciamo a sentirci dei buoni educatori e siamo contenti del lavoro che stiamo facendo con i nostri piccoli. Respiriamo l’immensa gratitudine che da loro scorre nei nostri confronti, soprattutto quando sono piccoli e riescono ad esternare il loro amore attraverso il loro linguaggio ancora rudimentale ma così immediato che arriva dritto al nostro cuore riempiendoci di gioia e facendoci sentire così grati alla vita per averci fatto questo dono.
Spesso però accade anche che questa nostra sicurezza si sciolga come neve al sole. Presi dalla stanchezza non riusciamo ad essere come vorremmo, non riusciamo ad ascoltare i nostri figli, specialmente quando sono più di uno. Inevitabilmente siamo presi dalle vicende del vivere quotidiano e dobbiamo scegliere tra il preparare la cena, o stare ad ascoltare nostro figlio che chiede di aiutarlo a disegnare un bel sole su di un prato e l’altro che ci sta raccontando che cosa ha fatto a scuola.
E allora tra una scolata di pasta, un pennarello in mano ed un tema da rileggere cerchiamo di fare il meglio che in quel momento ci è possibile fare. Talvolta vediamo che stanno male, che piangono in maniera sconsolata quando sono piccoli, o che hanno subito un’ingiustizia quando sono più grandi, e vorremmo soffrire noi al posto loro per non vederli star male. Ci viene un groppo allo stomaco quando li sgridiamo sapendo che per loro sarà un momento di sofferenza ma non possiamo prescindere dal porre loro dei limiti, perché sappiamo che devono passare attraverso questo per crescere.
Tutto questo per raccontare che spesso possiamo accettare che il compito di essere genitore sia fatto anche di questi momenti e non per questo dobbiamo sentirci meno capaci di essere genitori. Possiamo imparare ad accettare il fatto che in quanto esseri umani commetteremo degli errori anche con i nostri figli, così come con le persone che amiamo. Possiamo integrare la parte più umana di noi con la nostra parte ideale che vorrebbe sempre il meglio. Possiamo divenire più accoglienti nei nostri confronti accettando i nostri momenti di debolezza, volendoci bene e diventando così degli esseri umani che accolgono se stessi così come gli altri con sempre più amore e benevolenza. "
E, aggiungo, io, dobbiamo sapere che non possiamo evitare ai nostri figli di soffrire, né possiamo sostituirci a loro nella fatica del raggungere degli obiettivi, né possiamo liberarli dalla frustrazione... non possiamo e non DOBBIAMO! I bambini devono trovare le loro risorse interiori per crescere e diventare forti. Quando non riusciamo ad essere i genitori che vorremmo, ricordiamoci che anche dal chiedere scusa, dal sapere superare la stanchezza e le difficoltà, i nostri bambini imparano da noi, esempi viventi, che la fatica, la stanchezza, le emozioni, la tristezza si possono superare con forza interiore e rispetto per gli altri. Quale regalo migliore per i nostri bambini, che da un genitore perfetto non potrebbero ricevere!