Quando la mamma si allontana non si dispera: sa che tornerà. Se un altro neonato piange accanto, si unirà anche lui. Quando il papà o una persona cara, che ha intravisto spesso, abbraccia o dedica le sue attenzioni a qualcun altro, avverte un senso di dispiacere.
A tre mesi i neonati già posseggono un' ampia gamma di capacità; a quattro hanno già acquisito abilità deduttive, sanno distinguere le espressioni sui visi altrui e hanno una memoria di ferro tanto da provare rancore nei confronti di un fratello maggiore che li ha strapazzati.
Fra i quattro e i sei mesi cominciano ad intuire il dolore o l' ansia di chi gli sta accanto.
Insomma, chi ritiene che un neonato sia solo un bel bambolotto da spupazzare a piacimento ha molto su cui riflettere.
E' provato da una lunghissima serie di ricerche, ma in effetti ogni mamma lo sa.
Il bambino come cosiddetta «tabula rasa» di Piaget (che rimandava lo sviluppo delle emozioni alle esperienze) in realtà non esiste. I bambini, in effetti, portano con loro tutto ciò che siamo noi (addirittura il pre-concepimento ha un suo ruolo) e sono stati i nonni, i bisnonni, etc. Ma chissà che portino con loro qualcosa di ancora più lontano.
Dal settimanale Newsweek (2005 - 8 agosto 2005 Corriere della Sera), sono arrivati studi sullo sviluppo cerebrale dei neonati. E' provato che i neonati possiedano capacità complesse già dai 3 mesi di vita. Ecco alcune caratteristiche prese in considerazione da questo studio:
EMPATIA. Una delle prime emozioni ad affiorare in un neonato è l' empatia. Secondo Martin Hoffman, psicologo all' università di New York, l' empatia è radicata fin dalla nascita anche se a livello rudimentale e ciò è stato dimostrato da uno studio italiano. Bambini di tre mesi cominciavano a piangere dopo aver sentito gli strilli di altri bimbi, ma restavano tranquilli nell' ascoltare la registrazione del loro pianto.
LINGUA Per anni si è creduto che bastassero le cassette per insegnare precocemente una lingua straniera. Ora si scopre invece che già a 9 mesi il piccolo non si lascia ingannare. I suoni che escono dal registratore gli arrivano come un fruscio senza significato, mentre è ben diverso l' effetto che si ottiene se il bimbo ascolta la voce di un adulto. Molto diverso: il bimbo può imparare persino a riconoscere l' accento del cinese mandarino, se è una persona in carne e ossa a parlargli, perché è necessaria «la connessione emozionale», spiega Patricia Kuhl che da dieci anni studia questi comportamenti.
«La teoria del bambino che apprende solo con l' esperienza è totalmente superata. Le emozioni sono innate, programmate. Immaginiamo che un neonato trascorra l' infanzia in mezzo alla giungla. Anche in queste condizioni riuscirà ad acquisire parte del linguaggio perché possiede competenze comunicative», spiega Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile all' università la Sapienza, sostenendo la ricerca pubblicata da Newsweek . «Nei vecchi libri tutto era concentrato nelle funzioni motorie, oggi sull' emotività. Medici e genitori devono sapere che il primo anno di vita è fondamentale per la crescita.
Teniamo ben presente questi studi nell'educazione dei nostri bambini, poiché non serve (e anzi, direi che è pure dannosa) la stimolazione precoce dell'intelletto, come anche mandare a scuola i bambini prima del tempo, ma è importantissimo imparare a riconoscere le proprie emozioni e a insegnare ai nostri bambini a farlo. Le emozioni, il gioco, la creatività, la natura è ciò che deve essere preponderante per i nostri neonati, ma soprattutto il bisogno di CONTENIMENTO e sicurezza.
Il neonato prova emozioni, ma non sa che queste non lo distruggeranno. La funzione della mamma nei primi anni di vita è sostanzialmente mostrare al bambino come la sua relazione col mondo esterno possa essere positiva e gioiosa, attraverso la sua stessa vita e sentimento: abbracciare stretto un bambino che piange significa consolarlo, ma soprattutto fargli sentire che questa emozione non lo distruggerà, perché se la mamma lo ama insieme alla sua emozione, non c'è niente da temere. Allo stesso tempo il bambino sente la risolutezza della mamma, sente che non è lui a decidere e a guidare e può abbandonarsi all'adulto, al ritmo, alla ritualità. Per crescere sano e felice in fondo un bambino ha bisogno fondamentalmente di questo.
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