Oggi sempre più mamme lavorano e, a volte, oltre alla fatica di lasciare i bambini per parte della giornata, c'è anche da risolvere il problema delle eventuali trasferte di lavoro per uno o più giorni.
Come fare, quindi, a vivere questa eventualità nel migliore dei modi, se proprio non è possibile evitarla?
E' ormai risaputo che durante i i primi tre anni di vita del bambino esiste un sottile collegamento invisibile (una sorta di campo energetico, che e' stato ampiamente documentato in psicologia) che lega mamma e figlio, questo collegamento non scompare mai, anche se il "filo" si allenta col passare degli anni (se la mamma lo permette, come sarebbe auspicabile!)
Come abbiamo più volte detto non esiste, in educazione, una linea univoca, perché i bambini sentono molto di più l'interiorità genitoriale piuttosto che un comportamento pratico messo in atto.
Questo significa che per il bambino non e' traumatico di per se' non vedere la mamma per due giorni (certo, non è piacevole, né da favorire), ma non prova una "sofferenza" quale la intendiamo noi adulti. Per il bambino tutto rientra nella "normalità" se sente che le sue guide, ovvero i genitori, lo vivono con tranquillità.
Per il bambino piccolo non esiste nemmeno una vera e propria nozione di "tempo", cioè il bambino non sa se la mamma e' stata via per 1 ora o 1 giorno, anche se sente la fatica di non potersi "ricaricare" e il cambiamento di ritmo, che è ciò che fa orizzontare i bambini durante la giornata e la settimana.
Meglio portarsi i bambini appresso, in un ambiente che non è loro, o organizzarsi in modo che i giorni delle nostra assenza il bambino possa vivere una tranquilla routine familiare con persone di nostra fiducia?
Sinceramente io preferirei la seconda ipotesi, nel caso di un bambino piccolo (per i bambini più grandicelli, dai 3-4 anni, è plausibile anche la prima ipotesi, a patto che siano seguiti per tutta la giornata da una persona di famiglia).
So che non è semplice (anche io viaggio per lavoro) ma ho verificato che, per un bimbo, il sapere che la mamma lo AFFIDA a una persona cara con gioia, vedendo i lati positivi, avendo fiducia che il bambino troverà le risorse per fare a meno di noi e creando attorno a lui un "mantello" di protezione e pensiero durante il breve periodo di assenza può essere un buon modo di affrontare il distacco.
Occore quindi molta tranquillità, perche' solo questa può essere di aiuto ai bambini. Il vivere con sensi di colpa, avendo timore, preoccupandosi potrebbe invece confondere il bambino portandolo anche inconsciamente a sentirsi in colpa per aver creato questo "ambiente emotivo". Solo in questo caso, allora, il bambino potrebbe fare "capricci" o piangere in nostra assenza, ma solo per il fatto che avremmo un "conto in sospeso" con bisogno di essere risolto. In caso contrario, tutto fila di solito liscio.
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