Gli articoli più letti

I perché dei bambini

Dai 2 anni in avanti il nostro bambino cerca di scoprire il mondo anche attraverso le sue nuove abilità, come per esempio quella di parlare e di chiedere.

In questa fase della sua crescita, il mondo non si conosce più solo toccando, assaggiando, guardando, ma attraverso un’attività di tipo “intellettuale”, per così dire.

Il fatto che il nostro bambino si dimostri interessato e voglia sapere il perché di ogni cosa non significa che noi ci dobbiamo sentire in difficoltà se non conosciamo esattamente la spiegazione scientifica e meccanica, oppure che ci mettiamo a discutere di fisica quantistica con lui.

In entrambi i casi a lungo andare potremmo perdere la sua fiducia o scatenare una raffica di altri “perché, perché, perché?”.

Partendo da alcune considerazioni sulla natura del bambino e sui cambiamenti dovuti alla sua età possiamo in poche mosse risolvere il problema del “mamma, papà, PERCHÉ?”
 
1. PERCHÉ IL BAMBINO CHIEDE PERCHÉ

Dopo i due/tre anni, il bambino possiede un ulteriore strumenti di conoscenza del mondo: capisce ciò che voi gli dite e comincia a parlare e a farsi capire piuttosto bene, quindi può lanciarsi ed usare questa sua nuova abilità più che può.

Allora, il primo motivo per cui il bambino ci pone spesso la domanda “perché” è semplicemente un “esercizio” delle sue nuove abilità.

Inoltre il bambino, aperto al mondo, che guarda con fiducia, cerca di scoprire il più possibile di ciò che gli sta intorno, guidato da grandissimo interesse.
 
Non sempre però il suo domandare è ricerca di una spiegazione o soluzione, spesso i bambini potrebbero chiedere per ricevere la dovuta attenzione da parte dell’adulto e per sentirsi importanti ai suoi occhi.

2. COSA IL BAMBINO SI ASPETTA DALL’ADULTO

Capiti i motivi per cui un bambino pone la fatidica domanda “perché?” possiamo facilmente capire cosa il nostro bimbo si aspetta da noi.
 
Il genitore spesso si arrovella su quale possa essere le risposta migliore, ma la vera sfida è che il bambino sotto i 5 anni difficilmente può capire una spiegazione intellettuale, mentre noi adulti siamo abituati ad interpretare il mondo in questo modo.

Proprio qui risiede la causa dell’insoddisfazione del bambino rispetto alle nostre spiegazioni e sul fatto che noi, dopo qualche “perché” finiamo le “cartucce” disponibili!

Il bambino dall’adulto si aspetta quindi:
- la dovuta attenzione
- una risposta che tenga conto della sua età e sia a lui comprensibile.

3. COME RISPONDERE AL BAMBINO
 
Perciò è molto importante che l’adulto, quando il bambino chiede, presti la dovuta attenzione, fermandosi un attimo, guardandolo negli occhi, abbracciandolo se possibile, facendogli dunque percepire un reale interesse per ciò che il bambino sta domandando.

Il bambino vorrebbe portare l’adulto dentro al suo mondo, perchè anche lui possa partecipare con entusiasmo a tutte le sue scoperte.

Il compito dell’adulto è di essere capaci di guardare il mondo con gli occhi del suo bambino, per condividere con lui le gioie e le difficoltà dei semplici avvenimenti quotidiani.

Se poi l’adulto riesce anche a provare una grande gioia dal poter restare per alcuni minuti a osservare una formichina che trasporta una briciola o una goccia di rigiada che scende seguendo la forma della foglia, ha trovato la vera pace dell’essere su questa terra.

Questa è la grande arte di essere educatori!

4. COSA RISPONDERE
 
Possiamo dividere le risposte da dare ai nostri bimbi in due gruppi, a seconda dell’età dei bambini.

Bambini piccoli

I bambini piccoli, sotto i 5/6 anni di età, capiscono molto meglio se spieghiamo loro sotto forma di metafora.
 
Esempio: un giorno al parco c’è Giulio, con la sua mamma. Giulio ha 4 anni e si fa spingere sull’altalena. Il sole viene nasconsto a intervalli da alcune nuvole. Giulio chiede perché le nuvole vogliono nascondere il sole. la mamma comincia: “le nuvole non vogliono nascondere il sole, semplicemente il sole sta più in alto delle nuvole, perciò le nuvole, spinte dal vento, casualmente si trovano davanti al sole.

Giulio: “ma perché?”

la mamma:“non c’è un motivo, è solo che il vento spinge le nuvole e loro nello spostarsi ti fanno sembrare che nascondano il sole”

Giulio”perché lo nascondono?”

mamma: “ah ma insomma, non capisci, è solo un fatto di proporzioni, che il sole sta sopra e le nuvole sotto! Che fatica spiegarti le cose!”

Giulio sta zitto, non ha trovato una risposta comprensibile alla sua domanda.

In questo caso la mamma ha voluto a tutti i costi dare una spiegazione di tipo intellettuale a un bambino che non desiderava conoscere intellettualmente, ma che già nella sua domanda aveva suggerito la risposta alla mamma “perché le nuvole nascondono il sole”.

Se la mamma avesse colto questo suggerimento, su come il suo bimbo vede le cose, cioè con senso animico (fino ai 4/5 anni per il bambino tutto quanto esiste ha un’anima, dei sentimenti e delle emozioni, una sedia può essere “stanca” e un bastone “arrabbiato”) avrebbe semplicemente riso con lui e avrebbe detto:
 
“ah, che birichina questa nuvola, fa gli scherzi al sole!”

Giulio avrebbe chiesto:”perché fa gli scherzi al sole?”
 
la mamma: “perché si diverte! Come te quando fai il solletico alla tua mamma! Vediamo se arriva qualche altra nuvoletta a fare il solletico a questo sole, chissà come ride!”

E così avrebbe dato inizio a un nuovo gioco, Giulio sarebbe stato soddisfatto e si sarebbe sentito capito.

A volte i nostri bambini di 3 o 4 anni ci sembrano così ragionevoli e maturi che i genitori li sopravvalutano e cerano di parlare come si parla a un adulto. Quando però il bambino non risponde come l’adulto si aspetterebbe da un bambino “grande”, il genitore pensa in modo automatico che il bambino lo faccia “apposta” o faccia “i capricci”.
 
Niente di più lontano dalla realtà!

Non ci si può aspettare che un bambino, che scorge l’anima delle cose e vive nel presente, possa comportarsi come noi ci aspettiamo si comporti un adulto! E meno male! Spesso possiamo notare che sono i bambini stessi a suggerirci soluzioni di questo tipo.

Esempio: la mamma sta ritirando la biancheria stesa e chiede alla sua bimba di aiutarla a riporre le mollette per il bucato nel loro cestino. La bimba chiede: “perchè le mollette si devono mettere qui?” La mamma pensa un attimo a cosa dire, ma la sua bimba ha già trovato la risposta: “Ahhh, devono andare a nanna!”

Bambini più grandi

Con i bambini più grandi possiamo cominciare a dare risposte più “scientifiche”, seguendo però sempre l’inclinazione del nostro bimbo e imparando ad ascoltare cosa vorrebbe sentirsi rispondere, proprio come quando era piccolino.

In genere intorno ai 7/8 anni i bambini acquisiscono una grande voglia di sperimentare, montare, smontare, aprire i meccanismi, capire come funzionano le cose.

In questo momento possiamo assecondare questa loro inclinazione e non spiegare più attraverso metafore, bensì attraverso l’esempio.

Esempio: tornando a Giulio e alla sua mamma, mettiamo il caso che Giulio ora abbia 7 anni e chieda alla sua mamma: “perché le nuvole passano sopra al sole?”.

Come si può notare la formulazione stessa della domanda è diversa, e se l’adulto impara a cogliere questa sfumatura può facilmente dare al bambino la risposta che lui si aspetta.

Allora in questo caso la mamma può spiegare l’orbita del sole, della terra, che cos’è l’atmosfera e dove stanno le nuvole usando della palline e un fazzoletto, per esempio.
 
Si fa tenere al bambino una pallina gialla, si ricopre un’altra pallina col fazzoletto, spiegando che la nostra terra è circondata dall’atmosfera, cioè il cielo e che nel cielo ci sono le nuvole, etc. e poi si può mostrare al bimbo, facendoglielo vivere, cos’è l’orbita dei pianeti, etc.

Esistono anche dei bellissimi kit per i piccoli scienziati, che aiutano a sperimentare e a toccare con mano quello che si studia.

Dai 7 anni in avanti allora possiamo utilizzare delle spiegazioni intellettuali a patto che queste siano corredate da esempi e sperimentate in prima persona.

Con l’avvento dell’adolescenza i ragazzi saranno in grado di usare il pensiero astratto, cioè di pensare l’effetto di una loro azione senza sperimentarla in prima persona oppure di immaginare un evento senza vederlo fisicamente.

5. L’ASPETTO “SPIRITUALE”

Molto spesso le domande dei bambini ci colgono impreparati proprio quando riguardano le “grandi domande” dell’uomo.

Come ho già detto, per i bambini è molto importante avere un esempio di grandi persone da imitare e l’ideale sarebbe che il genitore fosse sufficientemente consapevole e in pace con se stesso e il mondo da potergli garantire un esempio “reale”.
 
Se il genitore si sente di aver sufficientemente riflettuto sulla realtà del mondo può tranquillamente spiegare al bambino (sempre tenendo presente le esigenze dell’età, spiegate prima) quello che lui crede.

Se una persona è religiosa può parlare di Gesù, Dio, Allah, del Karma, della reincarnazione, etc.

L’importante è crederci davvero e non dire le cose solo perché vanno dette!

Molto spesso sono i bambini stessi che escono con affermazioni molto “spirituali”, per esempio mia figlia a 3 anni mi ha chiesto: “mamma, ma quando noi moriamo poi nasciamo da un’altra parte?” in questo caso non c’è bisogno per forza di essere buddisti per rispondere di sì e dare tranquillità al nostro bambino, basta spiegare questa affermazione in base al proprio sentire, chi crede nella reincarnazione può spiegare la reincarnazione, chi è religioso può parlare del Paradiso, etc.

I bambini che invece sono messi di fronte alla cruda realtà, così come è percepita dai loro genitori, potrebbero diventare bambini malinconici, eccessivamente timorosi, disillusi.
 
I bambini sono molto più vicini di noi alla fonte della vita e la loro innata spiritualità dovrebbe far riflettere anche noi adulti, invece che schernire loro di essere creduloni!

Uno dei grandi doni che possiamo fare al nostro bambino è di vivere in un’atmosfera di pace e gioia, dove questa piccola creatura si senta protetta, amata, sicura di avere sempre con sé un bellissimo angelo di luce che lo veglia sapendo che tutto per lui andrà bene.